Manifesto di Assisi: economia a misura d’uomo e d’ambiente

Il manifesto di Assisi: economia a misura d'uomo e d'ambiente
Erano in molti, lo scorso 24 gennaio, al Sacro Convento di Assisi per sottoscrivere un manifesto per un’economia a misura d’uomo, un patto fra grandi imprese, economisti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni. L’obiettivo: abbinare sostenibilità e crescita inclusiva nei territori per contrastare il cambiamento climatico. C’erano esponenti del mondo politico, della chiesa e dell’imprenditoria.

 

Il manifesto di Assisi

«Quando neppure sapevamo che esisteva Davos qui ad Assisi già si tutelava l’ambiente». Così il premier Giuseppe Conte ha spiegato la sua assenza al World Economic Forum e la presenza al Sacro convento per la presentazione del “Manifesto di Assisi”.
Conte ha concluso i lavori, ha firmato il Manifesto per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica, promosso da Symbola e dal Sacro convento, e ha indossato il “Tau verde”, simbolo della nuova alleanza per l’ambiente e per l’uomo.

Ad ascoltarlo anche il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che nel suo intervento ha definito il Manifesto «uno dei grandi segni di speranza. Parla a tutti gli uomini e donne, scuote le coscienze della classe dirigente. Le questioni economiche e ambientali rappresentano il cuore di una nuova questione sociale che va affrontata con sapienza, carità e lungimiranza. Il Manifesto è un punto di partenza, una bussola per costruire un’economia a misura d’uomo. Ci incamminiamo lungo questa strada, non semplice ma piena di speranza».

 

I commenti

«Sappiamo di non essere in grado di cambiare il mondo – dice padre Gambetti – . Ma ciascuno di noi sa che può cambiare il suo “piccolo mondo” e offrire un contributo per imprimere una grande svolta al corso della storia, realizzando il sogno di un’economia a misura di un umanesimo fraterno, che rispetta, nutre e custodisce». E di «sogno» parla anche padre Fortunato, aggiungendo che «qui c’è una risposta, non di singoli eroi, ma insieme». Poi una dura accusa. «Se per crescere e sviluppare dobbiamo inquinare, non è sviluppo, non è crescita, è imbarbarimento. Se per arricchirci dobbiamo creare più disuguaglianza, non è arricchimento, è disonestà». 

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